Anna G. Pessina su Parole d’ombraluce

.
CONTEMPORANEITÀ E MITO NELLE PAROLE D’OMBRALUCE DI G. BUSCA GERNETTI – ED. GENESI, TORINO 2006
Leggere e recensire, a lume delle impressioni trasmesse, la lirica di Giorgina Busca Gernetti è sublimazione dell’animo sgombro, per brevi/lunghi attimi, dalla corrività del contingente e naufrago, per inopinabile magia, in una dimensione incontaminata da codici di imbarbarimento: imbrattano, talvolta, la pagina bianca con troppa sorprendente faciloneria e surrettizi consensi. Niente, di quanto oggi, sotto le mentite spoglie di poíēsis, è mera cantabilità ed infingimento, deturpa la visione della Busca Gernetti, l’auscultare i moti dell’io, l’evocare miti e rinverginarli con filigrane di ordito e tessiture linguistiche culturalmente elitarie. Senza che la commistione classico-contemporanea adombri immediatezza comunicativa ed ufficio orfico della parola La parola – sigillo, mi si perdoni il bisticcio, suggella gli itinerari dell’inconscio, l’entronautarsi senza spasimi plateali; presentifica il mito, vivifica le macerie esposte alla corrosione del Tempo edace. A lui d’intorno non Siedon custodi … le Pimplèe che fan lieti/di lor canto i deserti, ma la grandiosità della storia con il suo universo di attimi ed eternità, inalterabilità e staticità persino dell’aria circostante: mozza il respiro ammirativo del visitatore per dar fiato solo alle favole del vento: d’istinto salva dall’oblio la fulgida memoria del passato. Mai rimosso e trasportato nella polvere del nulla dal panta rei. Paesaggi e spettacoli della Magna Grecia rievocano civiltà intramontabili: con esse la poetessa sembra consustanziarsi, interiorizzare la quiete antica e, leopardianamente, confondersi coi silenzi del loco. Al pari, cullata e, metaforicamente abbracciata dallo smeraldo-mare Ionio, la triste veste umana disperde e, con proteismo in pectore, metamorfizza in creatura marina. Il tutto con la complicità affabulante della parola d’ombraluce, selezionata con razionalità e sensibilità, qualificata a narrare, musicare le onde del mare, carezzare le immagini poetiche fascinose e delicate pur nella loro pregnanza icastica; a dare nerbo e spessore alla fabula, ossequiosa del classicismo ma autonoma e svincolata da esso. È vero che gli idoli della Busca Gernetti (Saffo Ibico di Reggio Teognide Mimnermo Virgilio Orazio Dante Petrarca Leopardi, da ultimo Pascoli) sono i maestri adorati, venerati con deferenza, quella stessa esternata dal Sommo Poeta quando vede adunar la bella scola/di quel segnor de l’altissimo canto, ma è pur vero che, alla stregua di Dante, il leggerli e rileggerli con intelletto d’amore consente di instaurare con loro un colloquio pacato e sereno, monodico ed unidirezionale; un ideale narrarsi in sordina con il calco del proprio sentire e della propria temperie storica. La situazione, senza tema di smentite, si compara ai Poemi conviviali e al loro autore. Lì Solon Alexandros Il cieco di Chio Achille Odisseo sono rivisitati dal Pascoli con spirito visibilmente decadente. (Bruscagli-Caretti-Luti) Analoga l’operazione della Busca Gernetti e delle pennellate tonali della parola d’ombraluce, densa di armonia nell’intera estensione poematica, a partire dalle Aegritudines, solitudine di un’anima alla deriva, zattera che nereggia sola sul mare, ignara di un vortice letale. Vortice, varco verso la chiara luce/che appaga e in cui pur vivo sopisce/lo spirito, sono tòpos rappresentativi dell’auscultarsi e dell’auscultare il ritmo segreto del movēre interiore: pizzica le corde del cuore e imperla di linfa la creazione versale, il cesello verbale, la tensione emotiva, i patemi psicologici: erompono dal subconscio con deflagrazione disattesa ed improvvisa. Allora il cristallizzato senso del pudore, le remore dell’inconfessato affiochiscono e i sentimenti soffocati nel profondo con malcelate punte di risentimento sprigionano, frangendo, con meditata consapevolezza, la catena del silenzio troppo a lungo durato. Caduti i freni inibitori del dire/non dire, affiorano momenti rosa/grigi del processo di adultizzazione con il corteo delle incomprensioni ancestrali tra madre e figlia, nella fase in cui la preadolescente non è ancora donna, non è più bambina. L’eden dell’infanzia-fanciullezza dorata eclissa come sole all’ovest; in bocca distilla l’amaro dell’irrecuperabilmente perduto. Lo stadio di transizione è traumatizzante: deprivata di coccole baci moine materne, la ragazza si aggroviglia nel riccio del mutismo. Tra madre e figlia diradano intese e confidenze, colpevole, forse, il rigore di un’educazione di conio e tradizione spartana. Laconismo, monosillabi, incomunicabilità incrinano il rapporto da ambo le parti. Ma quando la madre, lasciata la sfera del transeunte, percorre una candida landa/fiorita di asfodeli, la corrispondenza di amorosi sensi, un dì sopita, compie il miracolo della riconciliazione. Si riapre il canale della conversazione: la figlia, mentre depone … vivide rose rimane a parlare silente dinanzi al… sepolcro. Dialogo lieve, sommesso dall’uno e dall’altro margine di una soglia, senza interruzione fino a quando vivranno soltanto/i petali leggeri delle rose. È il grumo dell’Epicedio per mia madre, pamphlet nel corpo della silloge, compendio di emozioni che dal personale, dal privato slargano al socio-civile. Clip di tragedia greca Nella scuola di Beslàn il coro lacerante che fa della disperazione di una mamma una pagina di dolore universale e cosmico. Ciò nonostante, per Giorgina Busca Gernetti suona azzardo il canto dell’amore morto quando la poesia sa evocare il mito e sposarlo, con la suggestione della parola d’ombraluce, con ansie e pene del contemporaneo, senza velature distoniche disturbanti.
                                      Anna Gertrude Pessina
 
 
Pubblicato su Le Muse, n. 3/2007 (oppure : giugno 2007)
.
                                                 *****

Annunci

Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
Questa voce è stata pubblicata in Poesia e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...