Parole d’ombraluce a Pianeta Poesia

 
 PIANETA POESIA 2010
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                                       A cura di Franco Manescalchi
Direzione artistica: Giuseppe Baldassarre, Giuseppe Panella
 (responsabile culturale)
                                            
      PALAZZO VIVARELLI COLONNA
     Sala degli Specchi -Via Ghibellina 30, Firenze
giovedì 11 febbraio ore 16.30
palazzo vivarelli colonna sala degli specchi via ghibellina 30
 
Presentazione del libro di poesie di

Giorgina Busca Gernetti

Parole d’ombraluce
EDIZIONE Genesi
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PAROLE D
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Intervengono Giuseppe Baldassarre, Giuseppe Panella
Introduce MARIA GRAZIA CARRAROLI 
 
 
IL LIBRO – (brani di un giudizio di Guido Sgaravatti – Da Literary) Dopo le tre precedenti raccolte (Asfodeli, La luna e la memoria, Ombra della sera) pubblicate rispettivamente nel 1998, nel 2000 e nel 2002, Giorgina Busca Gernetti si ripresenta ai suoi lettori con una nuova raccolta di poesie intitolata Parole d’ombraluce, che costituisce, sotto il profilo sia tematico che formale, come scrive Gianni Solari nella post-fazione del volume, una sorta di summa della sua precedente produzione.
Il libro è diviso in sette sezioni. Nella prima, intitolata “Aegritudines”, la poetessa si interroga sul senso della propria vita, in un momento in cui percepisce l’assenza di ogni riferimento, tanto da sentirsi priva di una meta plausibile. Una sensazione che si accresce nella misura in cui subentra la consapevolezza dei torbidi sentimenti che circondano la propria anima destinata ad un “doloroso esili” dalla vera “patria irraggiungibile”. Intorno c’è “buio, ancora buio”, un buio fitto che impedisce ogni accenno, pur vago, di luce; ed allora il senso di inutilità sembra dominare su tutto, rendendo più probabile il precipizio nell’abisso. Il tempo passa, la vita sfugge e anche le più semplici, ma importanti certezze si vanificano, si perdono in un atroce oblio.[…]
Più avanti sono ancora i colori, o la gioiosa danza dei gabbiani, che con i loro squittii non interrompono l’estasi della poetessa, ma la dilatano fino a liberarla dalla “triste veste umana” che “si disperde lenta nell’inseguirsi delle onde flessuose”, per divenire parte totalmente integrante del mare.[…]
Tuttavia, la sua poesia non è solo esplosione dell’inquietudine del proprio Io chiuso nell’egocentrico mondo individuale, ma tende ad espandersi in un universo sempre più palpabile grazie alle immagini quotidiane che i media riescono rapidamente a diffondere. Per cui ella non può rimanere insensibile di fronte a quanto avviene a Baghdad, a Nassiriya, o alla tragedia della scuola di Beslan o alla forza distruttiva dello Tsunami, né ignorare il significato evocativo delle giornate della memoria dedicate alle vittime della shoah o delle foibe. Sono pagine sospinte da una forte umanità, ma anche da una socchiusa, indomabile rabbia per la sadica vittoria del male.
 
GIORGINA BUSCA GERNETTI
 
Giorgina Busca Gernetti è nata e cresciuta a Piacenza, è lombarda d’adozione dopo il matrimonio. Laureata con lode in lettere classiche all’Università Cattolica di Milano, ha insegnato per molti anni letteratura italiana e latina al liceo classico “G. Pascoli” di Gallarate, città in cui tuttora vive.
Ha studiato per otto anni il pianoforte al Conservatorio di Piacenza. Attualmente fa parte d’Accademie, Associazioni e Centri Culturali, tra cui il Pannunzio di Torino. Collabora a riviste letterarie con inserti di poesie, saggi e contributi vari. È collaboratrice redazionale della rivista Literary.
Ha esordito con il libro in versi Asfodeli, Genesi 1998, risultato vincente al Laurentum, Kalendimaggio, Alfonso di Benedetto e Nuove Lettere-opera prima.
Nel 2000 ha pubblicato presso Genesi il secondo libro di poesia, La luna e la memoria.
È seguito il terzo libro in versi, Ombra della sera, Genesi 2002, Anche a queste due opere sono stati assegnati alcuni importanti premi.
 
Ancora per i tipi della Genesi, all’inizio del 2006 è uscito Parole d’ombraluce, che è stato presentato nello stesso anno alla Fiera del libro di Torino.
A tale opera è stato attribuito il 1° premio nei concorsi Città di Savigliano-M. Kolbe, Franco Bargagna, Città di Pinerolo, Santa Margherita Ligure-M. Delpino, Giovanni Gronchi, Città di Arona, Aeclanum, Città di Pompei.
Nel 2007 ha pubblicato con le Edizioni del Leone di Venezia Onda per onda con prefazione di Paolo Ruffilli, una raccolta di poesie sul mare tratte dai quattro libri precedenti, 1° premio Rivalto-Magni 2007 da inedita.
È stata inclusa nell’Almanacco di poeti Un secolo in un anno, a cura di Sandro Gros-Pietro, edito da Genesi nel 2005, (pagg. 19-24). È stata inserita in varie Storie della letteratura contemporanea, Repertori d’Autori e Antologie di Critica Letteraria sugli Scrittori Contemporanei.
 
Ha pubblicato i saggi
 “L’agave su lo scoglio” – Saggio su “Ossi di seppia” di  Eugenio Montale; 
“Ulisse. Le radici della civiltà europea” – Saggio archeologico-letterario;
"Itinerario verso il 27 agosto 1950" – Saggio su Cesare Pavese
nel  Centenario della nascita.
 
 
N. B.: IN ALLEGATO UNA NOTA CON CITAZIONI DI TESTO PER CHI VOGLIA ESSERE PRESENTE CON UN PIU’ DI INFORMAZIONE
 
 
INVITO/UN INCONTRO DA NON MANCARE
 
 
NOVECENTO POESIA
C/o Franco Manescalchi
Via Edimburgo, 10 50126 Firenze
Casella postale 122 firenze centro intestata a NOVECENTO POESIA
Tel. e fax: 055687594   / cell.335.6726621
Chi intende iscriversi come socio ordinario per l’anno 2010 può effettuare il versamento di € 50 sul c.c.p. n° 18186502 intestato a Novecento Poesia
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NOTA 
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PIANETA POESIA – PALAZZO VIVARELLI COLONNA – Sala degli Specchi – Via Ghibellina 30, Firenze
giovedì 11febbraio ore 16.30
presentazione dell’opera “Parole d’ombraluce” (Genesi editrice)
 di Giorgina Busca Gernetti
intervengono   Giuseppe Baldassarre, Giuseppe Panella 
introduce Mariagrazia Carraroli
 .
Giorgina Busca Gernetti, Parole d’ombraluce, Genesi editore, Torino 2009
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Guido Sgaravatti – Da Literary
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Dopo le tre precedenti raccolte (Asfodeli, La luna e la memoria, Ombra della sera) pubblicate rispettivamente nel 1998, nel 2000 e nel 2002, Giorgina Busca Gernetti si ripresenta ai suoi lettori con una nuova raccolta di poesie intitolata Parole d’ombraluce, che costituisce, sotto il profilo sia tematico che formale, come scrive Gianni Solari nella post-fazione del volume, una sorta di summa della sua precedente produzione.
Il libro è diviso in sette sezioni. Nella prima, intitolata “Aegritudines”, la poetessa si interroga sul senso della propria vita, in un momento in cui percepisce l’assenza di ogni riferimento, tanto da sentirsi priva di una meta plausibile. Una sensazione che si accresce nella misura in cui subentra la consapevolezza dei torbidi sentimenti che circondano la propria anima destinata ad un “doloroso esili” dalla vera “patria irraggiungibile”. Intorno c’è “buio, ancora buio”, un buio fitto che impedisce ogni accenno, pur vago, di luce; ed allora il senso di inutilità sembra dominare su tutto, rendendo più probabile il precipizio nell’abisso. Il tempo passa, la vita sfugge e anche le più semplici, ma importanti certezze si vanificano, si perdono in un atroce oblio.
“In un tempo lontano mi pareva
di conoscere il mio volto interiore.
Credevo di sapere
chi fosse quell’amata triste effigie
manifesta per gli occhi trasparenti;
chi quella fioca immagine riflessa
dallo specchio dell’anima.” (pag.34)
Ma ora l’autrice si accorge di non conoscere più se stessa, di essere finita in una sorta di limbo dal quale anche la luna pare non sorridere più e mostrare “una smorfia di pena”.
Tutto cambia nella seconda sezione in cui la luce della Calabria improvvisamente illumina il suo animo che, finalmente, ritrova l’armonia con se stesso e con la natura. Qui lo scorrere del giorno assume un significato diverso, non c’è un inutile, pesante cadenzare di ore, ma tutto è segnato dall’incanto di una natura trasbordante, difforme nei suoi colori, ma sempre serena, appagante, riconciliante. E se “il cielo bianco d’alba s’infiamma sul mare ancor cupo”, mentre “nell’aria pura divampa l’incendio dell’Aurora dalle dita di rosa” (p. 42), il tramonto non è una fine ineluttabile, ma è una musica serena con altri colori, altri suoni, ugualmente appaganti.
“Lo sciabordìo dell’onda bruna
che lenta si sgonfia
nell’alta marea
ed avida s’avventa
fin sugli scogli più aguzzi,
ricama una candida trina
sull’umida rena,
ormai fredda e nera
nell’ombra.” (pag.43)
Più avanti sono ancora i colori, o la gioiosa danza dei gabbiani, che con i loro squittii non interrompono l’estasi della poetessa, ma la dilatano fino a liberarla dalla “triste veste umana” che “si disperde lenta nell’inseguirsi delle onde flessuose”, per divenire parte totalmente integrante del mare.
La tregua dell’anima si interrompe nella terza sezione, intitolata “Il tempo, la memoria, la poesia”, dove l’alternarsi delle stagioni non incide sulla sua condizione esistenziale che tende a sprofondare in un autunno definitivo nel quale, “spente le promesse, svanite le speranze come un sogno, restano solo gli echi di memoria”. (p. 64)
E neanche il ritorno agli antichi lidi ridona la fiducia dell’avvenire, giacché
“la campagna è più scialba e forse spoglia.
Si son spente le lucciole,
lievi creature della notte, spenti
i miei sogni infantili.” (p. 66)
Poi la memoria si colora in lei di profonda mestizia nel ricordo di coloro che sono scomparsi, anche se in uno slancio di vitalistico entusiasmo, afferma che la morte non può annullare né il ricordo, né ancor meno la forza straordinaria delle parole.
“Se le parole mie giungono all’animo
d’un solo uomo e destano emozione,
forse non morirò del tutto anch’io.
Da una morte apparente, dal silenzio
si desterà il mio spirito; la voce
echeggerà, fiorendo sulle pagine.” (p. 78)
Tuttavia, la sua poesia non è solo esplosione dell’inquietudine del proprio Io chiuso nell’egocentrico mondo individuale, ma tende ad espandersi in un universo sempre più palpabile grazie alle immagini quotidiane che i media riescono rapidamente a diffondere. Per cui ella non può rimanere insensibile di fronte a quanto avviene a Baghdad, a Nassiriya, o alla tragedia della scuola di Beslan o alla forza distruttiva dello Tsunami, né ignorare il significato evocativo delle giornate della memoria dedicate alle vittime della shoah o delle foibe. Sono pagine sospinte da una forte umanità, ma anche da una socchiusa, indomabile rabbia per la sadica vittoria del male.
La quinta sezione della raccolta, intitolata “Epicedio per mia madre” si riconduce, come scrive Gianni Solari, “a un attento controllo della parola e del ritmo, [ … ] un tenero omaggio filiale, ma altresì un tentativo di tradurre in canto quel mondo affettivo e sentimentale che vede nell’infanzia l’unico momento felice della vita.” (p. 156)
Nella penultima sezione, intitolata “Luci ed ombre della natura”, l’animo di Giorgina Busca Gernetti sembra ammorbidirsi lungo i sentieri di cammino, nel quale la memoria stempera i suoi eccessi tenebrosi in un turbinio di immagini che seguono, lente, lo scorrere delle stagioni, portatrici di un fascino ammaliante.
Allo stesso modo, nella sezione conclusiva del volume “Amores”, presente e passato si alternano celebrando la magia dell’amore che, anche quando sembra morto, risorge impavido dagli anfratti dimentichi dell’anima, celebrando la vittoria del bene.
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Informazioni su Giorgina Busca Gernetti

Amo la poesia, la musica classica, la danza classica, il canto lirico, l'arte, l'archeologia, i fiori, gli animali e il mare. Compongo poesie fin dall'adolescenza, benché abbia iniziato tardi a pubblicarle. Scrivo anche racconti, recensioni o saggi artistico-letterari. Sono nata a Piacenza e mi sono laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano. Sono stata docente d’Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vivo. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio Musicale di Piacenza. Sono socia di Centri culturali prestigiosi come il “Pannunzio” di Torino, “Novecento Poesia” di Firenze e l’“Accademia Internazionale d’Arte Moderna” di Roma. Ho pubblicato per Genesi di Torino i libri di poesia "Asfodeli" (1998), "La luna e la memoria" (2000), "Ombra della sera" (2002) e "Parole d’ombraluce" (2006); per le Edizioni del Leone di Venezia il libro "Onda per onda" con prefazione di Paolo Ruffilli (2007); per Youcanprint il libro di poesie d'amore "Amores" con introduzione dal "Simposio" di Platone (2014). Mi sono state pubblicate come 1° premio quattro sillogi di poesie: "Nell’isola dei miti", ALAPAF, Bagheria 1999; "La luna e la memoria", Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2000, poi confluita nell’omonimo libro maggiore; "La memoria e la parola", ETS – Il Portone Letteraria, Pisa 2005; "L’anima e il lago", con prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010; seconda edizione con Nota dell'autrice e Rassegna critica per Youcanprint, Lecce 2012 . Il mio saggio critico "Itinerario verso il 27 agosto 1950" è stato pubblicato nel 2009 dal Centro “Pannunzio”, nei suoi “Annali” 2008/2009, per il Centenario della nascita di Cesare Pavese. Per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure ho pubblicato nel 2011 un inserto di sette racconti nell’Almanacco Dedalus n. 1 ("Sette storie al femminile"). Nel 2012 ho pubblicato in volume singolo il saggio pavesiano "Itinerario verso il 27 agosto 1950" per le Edizioni Youcanprint di Lecce. Le "Sette storie al femminile", con Prefazione di A.G. Pessina e Nota dell'Autrice, sono uscite in volume individuale per Youcanprint, Lecce 2013. Nel 2014 ho pubblicato per Youcanprint il libro di poesie tutte d'amore intitolato "Amores", con introduzione di Platone dal "Simposio". Nel 2015 è uscito per Polistampa, collana "Sagittaria", il mio libro di poesia "Echi e sussurri", con prefazione del prof. Marco Onofrio e postfazione-nota editoriale del prof. Franco Manescalchi. Bellissime recensioni Mie poesie, talora tradotte in varie lingue straniere, qualche racconto e saggio artistico-letterario figurano in riviste e antologie anche per la scuola. Sono stata inclusa in alcune storie della letteratura contemporanea e in varie opere di critica letteraria. Eminenti critici hanno espresso giudizi di consenso sulla mia poesia e narrativa. *************** Questo blog non è una "testata" giornalistica e non è aggiornato con regolare periodicità. Privo dei due requisiti che lo dovrebbero contraddistinguere, non può pertanto considerarsi un "prodotto editoriale" ex lege 7/3/2001, n.62. Non è quindi soggetto alle disposizioni e agli obblighi previsti dagli art.2 e art.5 della Legge n.47/1948.
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